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| Giulio Tremonti, Ministro dell'Economia |
Ieri alla Camera Antonio Di Pietro con l'IDV ha presentato una proposta di legge per l'abolizione delle Province. Hanno votato contro tutti tranne il terzo polo. Anche il PD, l'astensione conta come voto contrario, e' mancato all'appello.
La Province italiane costano circa 16 miliardi di euro l'anno ai contribuenti, quasi l'1% del prodotto interno lordo. Secondo fonti della stessa Unione Province d'Italia (UPI), il 75% di quei sedici miliardi sono usati per spese correnti, ovvero per mantenerle in vita pagando affitti di immobili, personale, i soliti e immancabili, quanto insopportabili, privilegi della casta politica, e soltanto il restante 25% e' utilizzato per fornire servizi ai cittadini come la manutenzione strade e altro. Pensare che abolendo le Provincie si risparmierebbero di colpo quei 16 miliardi ogni anno e' irrealistico poiche' resterebbero comunque i costi del personale (che sarebbe dislocato presso altri enti) e i servizi, pochi, dovrebbero essere comunque svolti da altri (Comuni e Regioni) ma secondo le stime piu' caute si ricaverebbero risparmi per oltre 5 miliardi di euro l'anno. Vi sembra poco?
Invece Tremonti ha presentato una finanziaria che rinvia decisioni importanti, l'Europa ci chiede una manovra per 40 miliardi di euro, al 2013/2014. Attraverso l'abolizione delle Province si risparmierebbe almeno la meta' di quella cifra in questi anni.
Se la classe politica ancora una volta dimostra di non sapere fare e' ora che sia la societa' italiana a darsi una mossa. L'Italia dei Valori ha l'indubbio merito di avere raccolto le firme per i referendum dello scorso giugno tra il silenzio dei media (di destra e di sinistra) e l'indifferenza delle altre forze politiche, tutte, salvo poi vederle saltare con rapidita' degna di nota sul carro della vittoria referendaria.
Quella per l'abolizione di questi enti pressocche' inutili puo' essere una nuova sfida referendaria di cui IDV sia punto di riferimento per dare la parola ai cittadini.

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